Pubblicato nel 1996 ma registrato alcuni anni prima, "Filosofem" non solo è un capolavoro del black metal ma è anche il punto di partenza verso nuove forme di espressione artistica. Assieme a "Hvis lyset tar oss", il precedente album di Burzum, "Filosofem" è stato il più grande tentativo di innovare e reinventare il genere fino a stravolgerne alcuni dogmi. In questi due album infatti, grazie soprattutto all'introduzione di sintetizzatori, Varg Vikernes riesce a rievocare quei sentimenti di solitudine, tristezza e alienazione degni della prima musica cosmica di Klaus Schulze. Ma, in confronto al precedente album, Filosofem compie un ulteriore passo avanti. Sparisce quel pathos tragico e wagneriano che aveva caratterizzato tutta la sua produzione precedente per lasciare posto ad atmosfere ancora più cupe e spettrali ma anche contemplative e mistiche.
L'album è composto da sei lunghe traccie per la durata complessiva di circa 60 minuti.
"Dunkelheit" si apre con un intreccio di chitarre ultra distorte (alla Jesu and mary chain) che caratterizzeranno buona parte dell'album. Ad un certo punto la batteria in sottofondo stacca un tempo lento e regolare sul quale si adagia il tappeto di suoni stridenti ma allo stesso tempo melodici delle chitarre. Mentre alcune note di sintetizzatore sembrano voler consacrare la maestosità del brano arriva la voce distorta di Vikernes, quasi sussurrata, inflessibile. Il testo, che vale la pena citare per la sua profondità, viene ripetuto due volte, la seconda volta semplicemente recitato con voce pulita prima che il brano si chiuda con lo stesso riff iniziale. Nessun assolo, nessun crescendo, nessuno slancio emotivo: solo atmosfera, avvolgente come una fredda nebbia.
"When night falls/she cloaks the world/in impenetrable darkness./A chill rises/from the soil/and contaminates the air/Suddently.../life has new meaning."
"Jesus tod" continua questo viaggio e si spinge oltre. La batteria, vera protagonista di questo brano, stacca un tempo velocissimo e ossessivo seguendo sempre lo stesso pattern, come in un brano techno. Anche le chitarre ripetono gli stessi accordi, con qualche piccola variazione per tutto il pezzo mentre la voce appare solo nella prima metà del brano, per poi lasciare spazio al ripetersi spasimante degli altri strumenti. Burzum ha fatto del loop l'essenza della sua arte sfornando forse il pezzo più alienante di tutto il black metal.
"Erblicket die tochter des firmaments", un brano mid tempo come dunkelheit, è l'ultimo pezzo propriamente black metal di Filosofem.
Con "Gebrechlichkeit pt I" che significa decrepitezza, l'album prende una svolta ambient, alla ricerca di stati di alienazione sempre più profondi. Le urla strazianti ancora presenti sono accompagnate solo dalle chitarre e da due sintetizzatori mentre non è più presente la batteria. Ne risulta un brano pervaso da un senso di disperazione catatonica e di tragedia oramai avvenuta che non ha nulla da invidiare alle cupe atmosfere dei posteriori sunn o))), KTL e Nortt. Un anfratto marcio e oscuro come quello del quadro "Musstad" di Theodor Kittlesen, presente all'interno del booklet, rappresenta il brano meglio di qualunque parola.
In "rundgang um die transzendentale saule der singularitat" scompaiono la voce e le chitarre stridenti per lasciare posto ai suoni morbidi dei sintetizzatori. Dalla nera depressione del brano precedente si passa ad un'atmosfera metafisica, contemplativa e malinconica. L'assenza dei rumori continui lascia un piccolo spiraglio anche al silenzio facendo assomigliare i suoni lunghi di synth a delle tenui vibrazioni sospese nel vuoto cosmico. Dopo questo momento di raccoglimento e riflessione l'album si chiude con Gebrechclichkeit pt II, la coda strumentale di Gebrechlichkeit pt I, il momento più freddo di questo viaggio allucinato. Credo sia difficile e superfluo continuare a descrivere quello che può comunicare un disco del genere e non mi resta che lasciare spazio alle singole interpretazioni di ogni ascoltatore. Dopo aver ascoltato diversi generi ritengo comunque che Filosofem rimanga uno dei dischi più tetri di tutta la musica rock.
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